3) Schopenhauer. La vera filosofia deve essere idealista.
Il realismo e l'oggettivismo appartengono alla filosofa antica.
Dopo Descartes e Berkeley la filosofia non pu essere che
idealista. Ma in questo modo la realt diventa della natura del
sogno.
A. Schopenhauer, Il mondo come volont e rappresentazione,
secondo, 1 (pagina 125-126).

 Il mondo  la mia rappresentazione - ecco un principio che,
come gli assiomi di Euclide, ognuno deve riconoscere come vero,
non appena lo intende (anche se non ognuno, che lo sente, lo
intende). - Avere portato a consapevolezza questo principio ed
aver collegato ad esso il problema del rapporto tra l'ideale e il
reale, ossia del mondo della testa con il mondo fuori della testa,
costituisce, insieme con il problema della libert morale, il
carattere che distingue la filosofia dei moderni. Fu infatti solo
dopo che lungo i millenni s'era proceduto nel filosofare in modo
oggettivo soltanto, che si scopr che tra le molte cose, che
rendono il mondo cos misterioso e pensabile, la cosa pi vicina e
prima  questa, che la sua esistenza, per quanto sia immensa e
massiccia, dipende tuttavia da un unico sottile filo: e questo 
la coscienza temporanea, nella quale esso esiste. Questa
condizione, da cui  irrevocabilmente affetta l'esistenza del
mondo, le imprime, nonostante tutta la realt empirica, lo stampo
dell' idealit e quindi del semplice fenomeno, essa deve pertanto
essere riconosciuta, almeno da un lato, come affine al sogno ed
essere collocata nella stessa classe del sogno. E' infatti la
stessa funzione del cervello che, durante il sonno, produce per
incanto un mondo perfettamente oggettivo, evidente, tangibile
anzi, e che, durante la veglia, si rappresenta il mondo oggettivo.
Entrambi i mondi sono dunque, anche se diversi dal punto di vista
della loro materia, fusi da una sola forma. Questa forma 
l'intelletto, la funzione del cervello. Verosimilmente fu Cartesio
il primo a raggiungere quel grado di riflessione, che quella
verit fondamentale richiede, e a farne, anche se solo
provvisoriamente in forma di riflessione scettica, il punto di
partenza della sua filosofia. In verit Cartesio, avendo assunto
come unicamente certo il cogito ergo sum e avendo posta invece
provvisoriamente l'esistenza del mondo come problematica, trov
l'unico valido ed essenziale punto di partenza ed insieme il vero
punto di appoggio di tutta la filosofia. Questo cio  in maniera
essenziale e indispensabile il soggettivo, la propria coscienza.
Infatti solo questo  e rimane l'immediato: tutto il resto,
qualunque esso sia,  trasmesso e condizionato da quello, ne 
dunque dipendente. E' allora giusto far cominciare la filosofia
dei moderni da Cartesio, come da un padre. Procedendo su questa
via, Berkeley pervenne, non molto dopo, ad un vero e proprio
idealismo, ossia alla conoscenza che tutto ci che  esteso nello
spazio, cio il mondo materiale, oggettivo in generale, esiste
come tale assolutamente nella nostra rappresentazione, e che 
falso, anzi assurdo, attribuirgli, in quanto tale, una esistenza
fuori di ogni rappresentazione e indipendente dal soggetto
conoscitivo, e assumere quindi una materia come semplicemente
esistente e dotata di realt propria. Questa validissima e
profonda considerazione costituisce per anche l'intera filosofia
di Berkeley: egli si  infatti esaurito in questa affermazione.
La vera filosofia deve dunque in ogni caso essere idealista: anzi
deve esserlo, se vuole semplicemente essere onesta. Perch niente
 pi certo, che nessuno pu mai uscire da se stesso, per
identificarsi immediatamente con le cose distinte da lui: bens
tutto ci che egli conosce con sicurezza, cio immediatamente, si
trova dentro la sua coscienza. Fuori di questa, pertanto, non vi
pu essere una certezza immediata: i primi principi fondamentali
di una scienza, per, debbono possedere tale certezza immediata.
Per il punto di vista empirico delle altre scienze 
convenientissimo assumere il mondo oggettivo come semplicemente
esistente: non cos per quello della filosofia, che come tale deve
risalire ai principi e alle origini. Solo la coscienza  data
immediatamente, perci il fondamento della filosofia  limitato ai
fatti della coscienza: ossia essa  essenzialmente idealistica. Il
realismo, che trova credito presso l'intelletto incolto, perch si
d l'aria di essere aderente ai fatti, prende addirittura come
punto di partenza un'ipotesi arbitraria ed  perci un edificio di
vento campato in aria, perch sorvola o rinnega il primissimo
fatto: che, cio, tutto ci che noi conosciamo si trova nella
coscienza. Infatti, che l' esistenza oggettiva delle cose sia
determinata da qualche cosa che le rappresenti, e che per
conseguenza il mondo oggettivo esista soltanto come
rappresentazione, non  un'ipotesi, e tanto meno una sentenza
arbitraria, o addirittura un paradosso posto per amore di
discussione; ma  la verit pi certa e pi semplice, la cui
conoscenza viene resa difficile solo dalla sua troppa semplicit,
e perch tutti non hanno sufficiente riflessione, per risalire ai
primi elementi della loro conoscenza delle cose. Non pu mai
esservi un'esistenza oggettiva assolutamente e in se stessa; anzi,
una tale esistenza  addirittura impensabile: perch ci che 
oggettivo, come tale, ha sempre ed essenzialmente la sua esistenza
nella coscienza di un soggetto, del quale  quindi la
rappresentazione, determinata per conseguenza dalla coscienza e
dalle sue forme rappresentative, che come tali appartengono al
soggetto, non all'oggetto.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciannovesimo, pagine 602-603.
